Wrestling
Ci ho messo anche un bel po’ a capire come si pronunciasse questa parola… io m’ero fermata alla Rikidozan giapponese: a Jackye Sato e Antonio Inoki, al massimo avevo sorriso quando “l’Uomo Tigre” diventò un cartone animato… ma “Wrestling” mi arrotolava la lingua e non riuscivo nemmeno a dirlo. Ma da quando sono iniziate le trasmissioni televisive che tanto hanno coinvolto i ragazzi, mi son trovata sempre più spesso a parlarne.Il comitato Tv e Minori si schiera contro il Wrestling la Codacons, rappresentata dall’avvocato Carlo Rienzi che afferma che
“La moda impazza tra i piccoli, dai 6 anni, Sky e Italia 1 mandano in onda gli incontri nelle fasce protette, le mamme mi raccontano di bambini che la mattina alle 7 su Sky guardano il wrestling prima di andare a scuola e poi davanti ai cancelli si prendono a pugni con i compagni.
Stefano Zecchi [ Il Giornale] e l’Avvenire lanciano appelli allarmistici. Anche Miela Fagiolo D’Attilia, Responsabile Nazionale Comunicazione – Associazione Italiana Genitori lancia il suo disperato appello.
Ma Daniele Capezzone [Radicali] sulle pagine del Corriere, afferma, criticando gli articoli
«Ho pensato che dopo tutti questi interventi censori, la difesa delle libertà passava anche attraverso la difesa del wrestling . Ho una vaga impressione che ognuno a modo suo deve di volta in volta individuare un nemico nelle cose che a qualcuno non piacciono e che quindi bisogna vietare a tutti. Questo Codacons è lo stesso che proibiva Goldrake e Mazinga con argomenti moralistici. Ma in fondo il wrestling cos’è? Nient’altro che due ciccioni che fanno finta di picchiarsi”.
Mi stava simpatico Daniele Capezzone… o forse mi stava simpatico Neri Marcorè quando lo imitava a SuperCiro? E va beh…
Non dello stesso parere sembrano essere gli educatori e la Fimp [Federazione Italiana Medici Pediatrici ] ben preoccupati per l’aumento di incidenti causati dall’emulazione di “due ciccioni che fanno finta di picchiarsi”, l’Osservatorio sui Diritti dei Minori
“Rimango allibito di come certe trasmissioni vadano in onda impunite”
ha commentato il presidente dell’Osservatorio Milanese Antonio Marziale
“non si tratta nemmeno di manifestazioni sportive ma di violenza gratuita. I rischi di emulazione da parte dei minori sono elevati e possono provocare gravi danni. La legge per la tutela dei minori c’è ma come sempre non viene applicata”
Anche la presidente della Commissione Bicamerale per l’Infanzia, Maria Burani Procaccini, non ha tardato a definire “diseducativo” il Wrestling:
“Appassiona troppo i bambini – ha sottolineato – ed induce a ritenere che la forza fisica e la violenza siano elementi prevalenti, a cui ambire nel percorso di crescita”.
L’onorevole Burani ha annunciato che presenterà a breve in Commissione una risoluzione che obblighi le televisioni in chiaro ad inserire il bollino di accompagnamento per le trasmissioni sul Wrestling e che inviti anche la tv satellitare a mandare in onda trasmissioni che spieghino ai ragazzi cos’è questa disciplina e cosa non devono assolutamente fare, tentando di emularla.
“In casa ma anche a scuola, sempre più spesso il passatempo preferito è infatti quello di imitare questi lottatori grandi come armadi che si muovono come in un videogame: si insultano, urlano e aizzano il pubblico e, soprattutto, fanno a botte violentemente. Le loro “mosse” si chiamano testate, calci in faccia, colpi proibiti. Ma quello che troppo spesso sfugge, in primo luogo proprio ai ragazzi, è che non si tratta di uno sport reale e di vera lotta, ma solo di uno spettacolo messo in scena da finti lottatori. Che magari danno “corpo” a sentimenti popolari più che discutibili, come dimostra la sfida dal sapore razziale che ha visto contrapposti, il 4 giugno scorso al Palalottomatica di Roma Capitan Padania e Neo Pulcinella”
Scrive Matteo De Matteis
Vado allora a cercarmi l’articolo, incredula… e l’ho trovato [Archivio de “La Repubblica” ]
Ma il problema è che il Wrestling, per la sua semplicità e per la sua spettacolarizzazione, per quel gusto verso il cruento proprio dell’infanzia, piace davvero tanto ai bambini e l’enorme macchina che vi gira intorno: figurine, riviste, diari, zainetti, penne e quant’altro… eppoi pupazzi, dvd, magliette, calendari, videogiochi [mi sono informata… io m’ero fermata alla prima edizione di “Mortal Kombat”, ma l’altro giorno, al Pan Store di via Molinari, son impallidita a vedere l’offerta di videogiochi, per qualsiasi consolle, proposta ai ragazzi] fa il resto.
Come fare allora per sottrarli da quest’enorme macchina commerciale?
Come riuscire a valutare la maturità del proprio figlio, la sua capacità di comprendere che è tutto “per finta” e la sua voglia di atteggiarsi, comunque, come i forti omoni del Wrestling che tanto ammirano? Riuscirà poi, davanti ad un compagno che a questo livello di maturità non è ancora giunto a controllarsi ed evitare di farsi prendere dal “gioco”?
Perché, lo sapete meglio di me: davanti ad un occhio nero e un naso che cola sangue, loro, con sincerità d’animo rispondono:
-Ma… stavamo giocando!- e si sentono anche rimproverati a torto.
Secondo gli esperti in psichiatria infantile, coinvolti nella ricerca per vietare questi spettacoli nelle fasce protette, la finzione del Wrestling ha l’effetto di deviare la percezione dei bambini, non facendo capire loro il concetto di dolore e soprattutto i rischi legati a calci, pugni e salti mortali. Se nella boxe il bambino vede il sangue che esce dal naso o dal sopracciglio del pugile colpito, avra’ la percezione del ”male” e della sofferenza, e quindi anche del pericolo legato ai pugni. Al contrario nel Wrestling, essendo i colpi dei lottatori innocui ma solo spettacolari (basti pensare che questi atleti si rialzano incolumi dopo voli da svariati metri d’altezza, proprio perche’ sono mosse finte provate e riprovate fino ad ottenere la perfezione), il bambino non ha tale percezione, ed e’ quindi naturalmente portato ad imitare le mosse che vede sul ring, credendole non pericolose. A tutto cio’ bisogna aggiungere – afferma il Codacons – che sui ring del Wrestling il pavimento e’ estremamente elastico, proprio per attenuare i voli e le cadute dei lottatori, e tutto attorno vi sono corde e nessun oggetto spigoloso. Nelle case invece, dove avvengono i casi di emulazione, il pavimento e’ assai piu’ duro e i bambini sono circondati da pericolosi spigoli e angoli.
Il problema è che se lo ricordano quando gli spigoli e gli angoli entrano nell’arcata sopraccigliare… e, tolto il cerotto, se ne dimenticano, aggiungo io.
Un commento: rispondi cliccando qui to “Wrestling”
Ricorda che i commenti a questo sito vengono moderati perché viene visitato ed usato da giovani utenti.
Il tuo contributo verrà quindi supervisionato da Francesca, prima di essere pubblicato: per questo motivo non lo potrai leggere subito, a meno che il tuo indirizzo non sia conosciuto.








Non per dire, ma i bambini non hanno SEMPRE giocato alla guerra? E la guerra non è un macello di pance squartate e tristezze vere? Dovremmo proibire anche Omero perché incoraggia l’imitazione?
Ovviamente c’è sempre il pericolo che, pur affrontandosi con spade di plastica, i bambini si facciano male. Nemecsek arriva a morire ne “I ragazzi della via Paal”. Ma sono pericoli da cui ci si salva col capire il pericolo, non col vivere in stanza foderate di gommpiuma sterilizzata.
E quello di non saper riconoscere i sacrosanti parapetti del reale è un pericolo da cui non si è esenti neppure a novant’anni.
wil