Il 3 ottobre 2005 s’è verificata un’eclissi totale di Sole, che noi non abbiamo potuto vedere: era una giornata davvero nuvolosa, grigia e bigia!
Allora abbiamo parlato dei miti e delle leggende: come sono nate e perchè; e ci siamo accontentati di immaginare.
Immaginare cosa avremmo provato, come avremmo vissuto quel momento, se non avessimo saputo il perchè essa si verificasse.
Così sono nati i loro racconti mitologici, come fossero narrati da un antropologo che avesse studiato i riti, gli usi e i costumi folcloristici della tribù, oppure come fossero narrati dal Grande Saggio ai nuovi nati.
I nomi delle tribù, che nei racconti dei ragazzi, rievocavano il loro cognome familiare, sono stati omessi.
Disegno di Elisa Moricone
Il mito è un racconto fantastico legato alle origini e alle usanze di un popolo. Nasce, infatti, come esigenza collettiva di trovare una spiegazione alla genesi propria e del mondo, o una giustificazione delle proprie usanze, leggi, credenze, divieti. È fantastico perché procede attraverso interventi soprannaturali che coinvolgono dei o eroi.
Poiché costituisce la “storia” e l’identità di un popolo, si tramanda da sempre alle generazioni successive come racconto orale. Spesso la rievocazione del mito diventa un momento di cerimonia, rito, danza.
La struttura narrativa del mito si caratterizza per una estrema linearità e brevità. Ogni azione procede in ordine cronologico, e prevale la sfera dell’agire su quella dell’essere, la sfera dell’azione su quella della descrizione.
Per i bambini, entrare nell’immaginifico mitologico è naturale, come se gli archetipi fossero in loro inscritti: leggendo le loro composizioni spontanee si entra in quell’ affasciante mondo magico bambino che merita essere difeso e salvaguardato il più possibile.
Mondo continuamente minacciato dagli stereotipi sociali ai quali vengono quotidinamente, e con sempre più sottile e occulta ferocia, esposti.
“oltre alla nostra coscienza immediata, che è di natura del tutto personale e che riteniamo essere l’unica psiche solo empirica (anche se vi aggiungiamo l’inconscio personale come appendice), esiste un secondo sistema psichico di natura collettiva, universale e impersonale, che è identico in tutti gli individui. Quest’inconscio collettivo non si sviluppa individualmente, ma è ereditario. Esso consiste di forme preesistenti, gli archetipi, che possono diventare consci solo in un secondo momento e danno una forma determinata a certi contenuti psichici” [Carl Gustav Jung "il concetto di Inconscio collettivo"]
M. Bea Frescamora Mc Banny
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