I prefissi arbitrari: i racconti
Spesso ci troviamo extemporaneamente ed in modo del tutto imprevedibile – in tutti i sensi e come, ovviamente, deve succedere – di trovarci a sviluppare storie e dettagliate descrizioni, di astronavi che diventano “nastronavi” se non anche “lustronavi”; di bambini trasformati in “panini” e via di questo passo.
“Da un lapsus” può nascere una storia, diceva Rodari; ne è d’esempio il fantastico “Libro degli errori” che ancora, talvolta, i ragazzi mi chiedono di leggere.
Uno storico esempio di errore creativo è quello che, secondo Thompson [*] si trova nella Cenerentola di Perraut, dove la scarpina, in origine di “vaire” (vello – pelo) per un errore di traduzione divenne di “veire” (vetro).
Sicuramente questo calembour è stato uno dei punti di successo della fiaba.
Come dice la mia amica Deborah, che segue spessimo questo blog e non manca di mandare i suoi commenti, una Cenerentola tutta vestita elegantissima con un paio di pantofolacce in pelo, magari come quelle in lana merinos, in omaggio con il set coperta a due piazze, non avrebbe sicuramente esercitato lo stesso magico charme verso il principe.
[*] “Le fiabe nella tradizione popolare” – Il saggiatore – 1967
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