Sonetti Monovocalici

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Si tratta di 40 sonetti, ispirati ad altrettanti capolavori letterari e composti utilizzando una sola vocale per ciascuno di essi. Sono appunto tutti raccolti in All’alba Shahrazàd andrà ammazzata. Ne segnalerò uno per ognuna delle prime quattro vocali, ricordando però che vi è pure un sonetto in “U”, scritto in Latino e ispirato alle Favole di Fedro.
Nel rimandare ovviamente a quanto già detto nell’introduzione, aggiungo che la metrica è per tutti la stessa: ABBA, ABBA, CDC, DCD.

Vangeli

Dalla casa natal (capanna? stalla?)
all’annata fatal, dal mar a Cana,
Satana scansa, campa alla spartana,
va tra la massa scalza spalla a spalla.
Ama, parla d’amar, l’amar avalla:
ma la gamba malata, la mattana,
l’anca ch’arranca – abracadabra – sana.
La sacra saga al dramma s’accavalla:
data la bastardata mal pagata
fatta dal tal ch’avrà dannata l’alma,
data la tanta calca scalmanata
ch’all’affrancar Barabba starà calma,
l’ammazzan; ma alla bara spalancata
manca (fantasma par!) la cara salma.

Re Lear

di Goethe

Nel leggere del re che, senescente,
né seppe scerner bene le grettezze,
né men che men le vere tenerezze,
ex-reggente testé, testé demente;
e nel veder che geme, e se ne pente,
per le pregresse mere leggerezze,
e per le preferenze e le fermezze
e nel tener per certe le tempeste,
e le beffe dell’ebete, e le mene,
e mentre Kent ne è fedele teste,
perché sente nel sen le stesse pene:
per le veemenze, per le scene meste
fremerete nel ventre e nelle vene!

 

Canti

di Leopardi

In primis gl’inni critici, civili,
indi gl’idilli lirici: li scrivi
in ritmi nitidissimi, incisivi.
Ricchi i timbri, dissimili gli stili!
Ivi stimi gl’incliti, irridi i vili,
t’indigni, ti stizzisci, i frizzi schivi,
rivisiti Filippi, Filli, i divi:
vizi fisici, spiriti virili…
In distici miriflci, intimisti
(i «principii», i villici vi citi)
mitighi i bigi istinti nichilisti:
in sì lividi dì ricicli i miti,
ci dici d’ingrigir in lidi tristi,
ti fingi limpidissimi infiniti.

 

Cyrano Di Bergerac

di Rostand

Confronto ognor lo sbocco forforoso
col corno, col trombon, col vòto dosso,
o l’osso con l’omologo Colosso.
Non sopporto sfottò o motto ontoso:
lo stolto (provocò l’onor focoso!)
lo tocco con lo stocco, lo fo rosso.
Col moccolo fo colmo pozzo o fosso,
lo scrosto con lo scovolo “sto coso.
Col nostro – non lo nomo – soffro molto:
troppo grosso lo mostro… mostro sono:
lo zoccolo sformò l’ombroso volto!
Non complotto, non mormoro. non stono,
collotorto non sono, sono colto…
Sposo non son, sto solo, non corono!

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