Storie di Krivapete
Storie di Krivapete

La storia che sto per raccontarvi è cominciata tanti anni fa intorno ad un nome sconosciuto e affascinante che ancora mi risuona dentro: Krivapeta. Sembra il suono di rami spezzati da un animaletto selvatico.
Se mi fossi accontentata di ascoltare questo scricchiolio sonoro, come tanti si sentono nel silenzio dei boschi parlanti, la storia gia’ qui potrebbe finire ma…mi affaccendai per capire il significato e questa curiosita’ mi porto’ a tornare nelle Valli [*] per conoscere meglio cio’ che la tradizione orale, fiume vitale che scorre copioso nelle Valli, racconta delle Krivapete.
Camminando da sola per le Valli in ogni stagione – sì, perche’ sono belle le Valli in ogni stagione- cominciai a fermare le persone che incontravo e ad ognuna chiedevo, con un po’ di imbarazzo:” Chi sono le Krivapete, dove vivono, e com’erano?”.
Mi risposero raccontandomi tante storie e leggende.
Ve ne raccontero’ una, forse due.
In un giorno nebbioso tornai a Raune per conversare con Peter, anche di Krivapete. Indicandomi un punto confuso ma per lui inconfondibile mi racconto’:
“Una volta, tanto tempo fa, vicino alla sorgente dove c’è ancora una piccola grotta viveva una Krivapeta. Era sposata, aveva una bella bambina. Suo marito un giorno la chiamo’ Krivapeta, lei si offese ed ando’ ad abitare da sola nella grotta, tornava però ogni notte a pettinare la figlia. L’hanno vista falciare l’erba, ora è tutto abbandonato ma lassu’ una volta c’era un prato: Era una donna normale, ne’ brutta ne’ bella, aveva i piedi rovesciati. Non faceva male a nessuno. Dicevano che era matta perche’ una volta raccolse il grano ancora verde, poi venne la grandine che distrusse il raccolto di tutti, fuorche’ il suo. Lei sapeva.”
Questa leggenda della grandine l’avevo letta in tanti libri ma, sentita dalla viva voce di Peter, sembrava una storia vera. Mi ricordai una storia di Stefano, di Cernizza, il quale disse che bisogna ascoltare le persone anziane del posto perchè sono più vicine al vero.
Stefano ha il fascino dei cantastorie, sa tante cose, di Krivapete, di spiriti, di fatti misteriosi e di luoghi magici delle Valli, e se non li ricorda, corre subito da qualche parente per farseli raccontare. Una storia tira l’altra, e la memoria ritorna. Un giorno andammo da sua zia a Blasin, dove secondo la tradizione popolare sono nate le prime Krivapete che nascevano proprio cosi’, con i talloni girati.
Seduti intorno al tavolo senza pensare al tempo, ci scambiammo emozioni assaporando il nocino e poi, quando arrivo’ il momento giusto, la zia racconto’ tante storie.
Ve ne tramando una:
“Una volta, tanto tempo fa, gli abitanti delle Valli erano poco ingegnosi. D’estate quando gli abitanti di Sorzento andavano a prendere l’acqua alla sorgente di “Tarnje”, scorgevano in lontananza qualche Krivapeta che si lavava i piedi. Tutti sapevano che queste conoscevano cose che nessun altro al mondo sapeva e così molte volte gli uomini si rivolgevano a loro da lontano perche’ svelassero qualche segreto. Ma invano.
Un giorno un uomo vide una Krivapeta che dormiva sotto un castagno, prese una corda, la lego’ e la porto’ in paese dove tutti le si avvicinarono per farle domande. “Vi insegnero’ tutto se poi mi lascerete libera”.
Gli abitanti accettarono e cosi’ la Krivapeta inizio’ a insegnare a fare il burro, a cuocere la gubana, a cucire le pantofole, a intrecciare i cesti e affilare i coltelli.
Fatto questo la Krivapeta chiamo’ tutti i paesani e disse: “Adesso che vi ho insegnato tutto quello che sapevo, dovete lasciarmi libera”.
Quando fu liberata, corse verso la montagna e grido’:“Vi ho insegnato tutto, ma non a fare lo zucchero.”

Tratta da “Sonce sieje”
Coop.ed. Lipa 1996
Tornai a casa, mentre il sole stava tramontando nel verde acceso delle Valli. Cos’hanno di speciale le Valli?
La sacralita’, credo, che pervade i luoghi e le cose, come nel Giardino che tutti abbiamo conosciuto all’origine, poi perduto, e qui risuona.
E quei segreti che le leggende evocano, custoditi dalla lingua materna che ha a che fare con la terra, il vento, lo scorrere dell’acqua, i fruscii del bosco. Una lingua sconosciuta che nasconde e rivela un nome affascinante e sonoro: Krivapeta.
Per molto tempo mi sono chiesta perche’ le Krivapete insegnano tutto, ma non proprio tutto. Fu Ada, di Sorzento, a rispondermi:
“Sai, ci sono segreti che non devono essere svelati”
Aldina De Stefano
[*] L’autrice si riferisce alle Valli del Natisone (n.d.r.)






