Rosi – Rosalinda

Sto guardando un albero che è nel giardino della scuola, ma non sto guardando un albero qualsiasi, sto guardando “Rosi”.
Rosi, ricordo che fosse (ed è ancora) l’albero preferito da me e da Rosalinda. Era lei che aveva inventato il nome.
Giocavamo a togliere un chiodo che ha in una radice e che è ancora là, giocavamo a curare gli aberi: prendavamo una foglia, ci mettavamo sopra un po’ di terra e la spalmavamo sugli albero.
Quando andai a dormire a casa sua, il giorno del mio arrivo io (per sbaglio) ho messo una mano su una delle tante strisce di muffa che aveva sui muri del salotto ed avo impiegato quasi mezz’ora per tirarla via.
Rosalinda mi passava saponi e saponi di tutti i tipi.
Quando ho saputo che si sarebbe trasferita in Sicilia mancava poco che a momenti mi mettessi a piangere.
Speriamo che la campanella dell’intervallo suoni in fretta: ho voglia di abbracciare l’albero, il nostro albero!
Questo racconto di Geosveca fa parte di una serie
di lavori sui testi descrittivi e sulle emozioni che sono stati proprosti
nelle unità didattiche di questo periodo





