Il Popolo migratore

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Da ottanta milioni di anni gli uccelli attraversano i cieli, superano montagne, sorvolano terre e mari. Ogni primavera essi coprono distanze enormi per raggiungere i luoghi in cui nidificare. In autunno si involano di nuovo a ritroso verso le stesse rotte. Questo film è il risultato di 4 anni di lavoro inseguendo la straordinaria impresa degli uccelli migratori negli emisferi nord e sud attraverso mari e continenti.
Immedesimarsi un un uccello migratore. Volare insieme ai propri simili in un viaggio lungo e pericoloso che ci porterà da un capo all’altro del pianeta sorvolando montagne, fiumi, isole, deserti.
Le riprese sono mozzafiato e assolutamente spettacolari, visto su grande schermo è l’unico modo per gustarselo appieno.

Noi non abbiamo poltrone di velluto blu ma parecchio ingegno…

Guardando questo documentario la prima cosa che mi han chiesto i ragazzi è come sia stato possibile, per la intraprendete troupe guidata da Jaques Perrin, “intrufolarsi” e filmare uno stormo di uccelli durante il loro annuale viaggio migratorio. In effetti ci sono voluti quattro anni, cinquecento uomini, deltaplani, mongolfiere, telecamere speciali e tecniche di ripresa all’avanguardia per ottenere questo risultato: un esperienza unica nel suo genere.

E’ stato grazie a Christian Moullec, meteorologo francese appassionato di ornitologia, che lo stormo di oche migratrici con le quali è stato girato il film, sono diventate delle vere e proprie star del cinema!

L’obiettivo di Moulec era stato inizialmente insegnare a questi uccelli a cambiare rotta per non finire nel mirino di bracconieri senza scrupoli. Ha sfruttato il fenomeno dell’imprinting (le oche, subito dopo la nascita identificano la propria madre nel primo oggetto o persona in movimento che vedono) scoperto da uno dei padri dell’etologia Konrad Lorenz: ha allevato una dozzina di pulcini e li ha convinti a seguirlo su rotte più sicure.

Grazie all’imprinting anche l’italiano Angelo D’arrigo, ha reintrodotto una specie di uccelli migratori in via di estinzione, le gru siberiane, guidando lo stormo, con il supporto di uno staff di biologi russi e americani, per 5.300 chilometri!

Alla fine del film la sensazione è davvero strana: ci si sente quasi a disagio con i piedi per terra, dopo essere stati per un’ora e mezza nei panni (o meglio nelle penne!) di questi volatili durante il loro faticoso viaggio.

I ragazzi mi hanno lasciato una serie di altre domande, per esempio come si chiamino alcuni strani pellicani che si vedono sul film, ma per ora guardate il nuovo filmato: il signore che guida l’ultraleggero è proprio Christian Moullec a spasso con le nostre amiche, e una stupenda frase del regista del film.

“Niente sarà più inumano di un mondo di soli umani” (Jacques Perrin)

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