La volpe e la bambina

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Da My Movies

Una bambina dai capelli rossi, nelle sue passeggiate nel bosco incontra una volpe, impara a conoscerla e amarla. La volpe e la bambina [1] è una storia sull’amicizia, tra uomo e animale e sui limiti di un rapporto che spesso sfocia nella possessione.
Dopo aver mostrato l’umanità dei pinguini in una marcia da Oscar (La marcia dei pinguini, 2005) Luc Jacquet racconta una favola in maniera tradizionale, ispirandosi in parte al “Piccolo principe”, pur senza quel fondo di malinconia che marca l’opera di Saint Exupery, e molto a Walt Disney. Impossibile restare indifferenti ai paesaggi maestosi di boschi e montagne[2]. Certo, il messaggio di Jacquet è fin troppo esplicito e pedagogico. (…) l’interesse de La volpe e la bambina, al di là dell’amore per la natura che trasmette, è per il modo in cui la presenta. Dando giustamente per scontato il valore del messaggio, il film suggerisce la contemplazione, lenta e posata, dei ritmi della foresta e della vita degli animali. Jacquet [3] prende il suo tempo per filmare i paesaggi che ama, lascia sprofondare gli occhi nei boschi e abituarli all’oscurità delle grotte. Il raccoglimento solitario della bimba nella natura, alla scoperta di una vita sconosciuta anche se vicina, ha un qualcosa di sorprendentemente inattuale.
Nella frenesia e frammentarietà del mondo dell’immagine contemporaneo, la concentrazione che richiede La volpe e la bambina, soprattutto per i più piccoli, non può che far piacere.

Bertille Noël-Bruneau

Note della maestra:

[1] Il film è uscito in Italia nel 2008.
[2] Moltissime tra le sequenze di natura che appaiono sullo schermo sono state girate – oltre che tra le montagne francesi dell’Ain – nel Parco nazionale d’Abruzzo. Svelandone gli scenari di incantevole e incontaminata bellezza, la flora e la fauna straordinarie: qui ad esempio la troupe ha osservato per sei mesi le volpi selvatiche nel loro ambiente; e sempre qui sono stati filmati lupi, orsi, alberi di faggio, e altro ancora.
[3] Data l’intensità e la passione con cui la storia viene narrata, non sorprende che all’origine ci sia un’esperienza autobiografica del regista: “Da bambino, nell’Ain, passavo il tempo correndo nei boschi – ha raccontato Jacquet – e l’immagine del mio incontro con una volpe mi è rimasta scolpita nella mente. Lei si è girata, mi ha guardato con un’intensità che mi ha sconvolto, ed è fuggita via. Praticamente, è la prima scena di questo film”. La differenza è che lui, pur essendo tornato lì il giorno dopo e in quelli successivi, non l’ha mai più rivista.

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