Vogliamo un circo umano

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Elefante al circo: non vorresti invece vederlo libero nella savana?

Quando ero piccolo adoravo il circo, ero attirato in particolar modo dall’elefante che, come scoprii più tardi, era l’animale preferito di tanti altri bambini.

Durante lo spettacolo faceva sfoggio di un peso, una dimensione e una forza davvero fuori dal comune ma dopo il suo numero, e fino ad un momento prima di entrare in scena,  l’elefante era sempre legato ad un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava una delle zampe eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel terreno soltanto per pochi centimetri e anche se la catena era grossa mi pareva ovvio che un animale del genere potesse liberarsi facilmente da quel paletto e fuggire.

Che cosa lo teneva legato?

Chiesi in giro a tutte le persone che incontravo di risolvere il mistero dell’elefante qualcuno mi disse che l’elefante non scappava perchè era ammaestrato allora porsi la domanda ovvia:”se è ammaestrato perchè lo incatenano?”

Non ricordo di aver ricevuto nessuna risposta coerente.

Con il passare del tempo dimenticai il mistero dell’elefante e del paletto. Per mia fortuna qualche anno fa ho scoperto che qualcuno era stato saggio da trovare la risposta: l’elefante del circo non scappa perchè è stato legato a un paletto simile fin da quando era molto, molto piccolo. Chiusi gli occhi e immaginai l’elefantino indifeso appena nato, legato ad un paletto che provava a spingere, tirare e sudava nel tentativo di liberarsi, ma nonostante gli sforzi non ci riusciva perchè quel paletto era troppo saldo per lui, così dopo vari tentativi un giorno si rassegnò alla propria impotenza.

L’elefante enorme e possente che vediamo al circo non scappa perchè crede di non poterlo fare: sulla sua pelle è impresso il ricordo dell’impotenza sperimentata e non è mai più ritornato a provare….. non mai più messo alla prova di nuovo la sua forza…….mai più!

tratto da “Lascia che ti racconti, storie per imparare a vivere” di Jorge Bucay

La scuola Primaria Michelangelo Grigoletti, partecipa alla campagna di promozione nei propri alunni verso l’empatia e il rispetto di tutti gli esseri viventi.

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  1. Non siamo contrari ai circhi in generale. Anzi.
    Ci sono circhi che vogliamo difendere e promuovere.
    Ci sono circhi che sono arte.
    Sono i circhi contemporanei.

    I circhi contemporanei offrono spettacoli impressionanti e meravigliosi. Sono caratterizzati dalle esibizioni di veri artisti che sfidano i loro limiti psico-fisici e mostrano al pubblico le loro abilità, frutto di duro e volontario allenamento.
    E’ uno spettacolo educativo.

    Siamo invece contrari ai circhi con animali.
    A differenza degli artisti, gli animali non scelgono di esibirsi, non scelgono di allenarsi, non scelgono di sfidare i loro limiti naturali, né di vivere in gabbia.

    Gli animali nei circhi sono sottomessi al volere dell’uomo.
    La loro volontà viene spezzata e gli animali sono così ridotti a burattini nelle mani dei domatori.
    Al circo gli animali sono costretti e non possono ribellarsi.
    Non è uno spettacolo educativo.

  2. Mi hanno chiesto
    Perché gli elefanti hanno paura dei topi?

    Non hanno paura del topo in sè. E’ una burla. Ma il topo, muovendosi nell’ambiente di vita dell’elefante, pieno di fogliame secco, produce un rumore che assomiglia molto allo strisciare di un serpente.

    E, siccome non si vede e dove vivono gli elefanti vivono serpenti pericolosissimi per la proboscide, è comprensibile che si innervosisca e si agiti finché non capisce cosa stia succedendo.

  3. Un gruppo di bambini di Albenga, in provincia di Savona, ha deciso di aderire alla campagna promossa dalla LAV contro l’utilizzo degli animali nei circhi, rivolgendo appello al Sindaco.

    Chiamati ad addobbare gli alberi per le vie d’Albenga, quando dal Comune è arrivato l’invito a esprimere un desiderio per Babbo Natale, ma non una richiesta di giochi, gli scolari hanno pensato di chiedere al Sindaco di non ospitare più il Circo con animali e avere invece degli animali liberi da osservare alla foce del fiume.

    http://www.lav.it/index.php?id=1696

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