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	<title>Laboratorio delle Libere Parole &#187; film</title>
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	<description>\"Creativa.mente\" Laboratorio delle Libere Parole, il Blog di scrittura creativa delle classi della maestra Francesca della Scuola Elementare Michelangelo Grigoletti di Pordenone</description>
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		<title>La volpe e la bambina</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 20:53:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca.bomben</dc:creator>
				<category><![CDATA[news e segnalazioni del laboratorio]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>

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		<description><![CDATA[<br/>Da My Movies Una bambina dai capelli rossi, nelle sue passeggiate nel bosco incontra una volpe, impara a conoscerla e amarla. La volpe e la bambina [1] è una storia sull&#8217;amicizia, tra uomo e animale e sui limiti di un rapporto che spesso sfocia nella possessione. Dopo aver mostrato l&#8217;umanità dei pinguini in una marcia da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p>Da <a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=46900">My Movies</a></p>
<p>Una bambina dai capelli rossi, nelle sue passeggiate nel bosco incontra una volpe, impara a conoscerla e amarla. <em>La volpe e la bambina</em> [1] è una storia sull&#8217;amicizia, tra uomo e animale e sui limiti di un rapporto che spesso sfocia nella possessione.<br />
Dopo aver mostrato l&#8217;umanità dei pinguini in una marcia da Oscar (La marcia dei pinguini, 2005) Luc Jacquet racconta una favola in maniera tradizionale, ispirandosi in parte al &#8220;Piccolo principe&#8221;, pur senza quel fondo di malinconia che marca l&#8217;opera di Saint Exupery, e molto a Walt Disney. Impossibile restare indifferenti ai paesaggi maestosi di boschi e montagne[2]. Certo, il messaggio di Jacquet è fin troppo esplicito e pedagogico. (&#8230;) l&#8217;interesse de <em>La volpe e la bambina</em>, al di là dell&#8217;amore per la natura che trasmette, è per il modo in cui la presenta. Dando giustamente per scontato il valore del messaggio, il film suggerisce la contemplazione, lenta e posata, dei ritmi della foresta e della vita degli animali. Jacquet [3] prende il suo tempo per filmare i paesaggi che ama, lascia sprofondare gli occhi nei boschi e abituarli all&#8217;oscurità delle grotte. Il raccoglimento solitario della bimba nella natura, alla scoperta di una vita sconosciuta anche se vicina, ha un qualcosa di sorprendentemente inattuale.<br />
Nella frenesia e frammentarietà del mondo dell&#8217;immagine contemporaneo, la concentrazione che richiede <em>La volpe e la bambina</em>, soprattutto per i più piccoli, non può che far piacere.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.independent.co.uk/multimedia/archive/00043/fox_43045d.jpg" alt="Bertille Noël-Bruneau" width="456" height="302" /></p>
<p>Note della maestra:</p>
<p>[1] Il film è uscito in Italia nel 2008.<br />
[2] Moltissime tra le sequenze di natura che appaiono sullo schermo sono state girate &#8211; oltre che tra le montagne francesi dell&#8217;Ain &#8211; nel Parco nazionale d&#8217;Abruzzo. Svelandone gli scenari di incantevole e incontaminata bellezza, la flora e la fauna straordinarie: qui ad esempio la troupe ha osservato per sei mesi le volpi selvatiche nel loro ambiente; e sempre qui sono stati filmati lupi, orsi, alberi di faggio, e altro ancora.<br />
[3] Data l&#8217;intensità e la passione con cui la storia viene narrata, non sorprende che all&#8217;origine ci sia un&#8217;esperienza autobiografica del regista: &#8220;Da bambino, nell&#8217;Ain, passavo il tempo correndo nei boschi &#8211; ha raccontato Jacquet &#8211; e l&#8217;immagine del mio incontro con una volpe mi è rimasta scolpita nella mente. Lei si è girata, mi ha guardato con un&#8217;intensità che mi ha sconvolto, ed è fuggita via. Praticamente, è la prima scena di questo film&#8221;. La differenza è che lui, pur essendo tornato lì il giorno dopo e in quelli successivi, non l&#8217;ha mai più rivista.</p>
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		<title>Il Popolo migratore</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 20:54:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca.bomben</dc:creator>
				<category><![CDATA[scienze]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[laboratori]]></category>

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		<description><![CDATA[<br/>Da ottanta milioni di anni gli uccelli attraversano i cieli, superano montagne, sorvolano terre e mari. Ogni primavera essi coprono distanze enormi per raggiungere i luoghi in cui nidificare. In autunno si involano di nuovo a ritroso verso le stesse rotte. Questo film è il risultato di 4 anni di lavoro inseguendo la straordinaria impresa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<br/><p style="text-align: left;">Da ottanta milioni di anni gli uccelli attraversano i cieli, superano montagne, sorvolano terre e mari. Ogni primavera essi coprono distanze enormi per raggiungere i luoghi in cui nidificare. In autunno si involano di nuovo a ritroso verso le stesse rotte. Questo film è il risultato di 4 anni di lavoro inseguendo la straordinaria impresa degli uccelli migratori negli emisferi nord e sud attraverso mari e continenti.<br />
Immedesimarsi un un uccello migratore. Volare insieme ai propri simili in un viaggio lungo e pericoloso che ci porterà da un capo all’altro del pianeta sorvolando montagne, fiumi, isole, deserti.<br />
Le riprese sono mozzafiato e assolutamente spettacolari, visto su grande schermo è l&#8217;unico modo per gustarselo appieno.</p>
<p style="text-align: left;">Noi non abbiamo poltrone di velluto blu ma parecchio ingegno&#8230;</p>
<p style="text-align: left;">Guardando questo documentario la prima cosa che mi han chiesto i ragazzi è come sia stato possibile, per la intraprendete troupe guidata da Jaques Perrin, “intrufolarsi” e filmare uno stormo di uccelli durante il loro annuale viaggio migratorio. In effetti ci sono voluti quattro anni, cinquecento uomini, deltaplani, mongolfiere, telecamere speciali e tecniche di ripresa all’avanguardia per ottenere questo risultato: un esperienza unica nel suo genere.</p>
<p>E&#8217; stato grazie a Christian Moullec, meteorologo francese appassionato di ornitologia, che lo stormo di oche migratrici con le quali è stato girato il film, sono diventate delle vere e proprie star del cinema!</p>
<p>L’obiettivo di Moulec era stato inizialmente insegnare a questi uccelli a cambiare rotta per non finire nel mirino di bracconieri senza scrupoli. Ha sfruttato il fenomeno dell’imprinting (le oche, subito dopo la nascita identificano la propria madre nel primo oggetto o persona in movimento che vedono) scoperto da uno dei padri dell’etologia Konrad Lorenz: ha allevato una dozzina di pulcini e li ha convinti a seguirlo su rotte più sicure.</p>
<p>Grazie all&#8217;imprinting anche l&#8217;italiano Angelo D&#8217;arrigo, ha reintrodotto una specie di uccelli migratori in via di estinzione, le gru siberiane, guidando lo stormo, con il supporto di uno staff di biologi russi e americani, per 5.300 chilometri!</p>
<p>Alla fine del film la sensazione è davvero strana: ci si sente quasi a disagio con i piedi per terra, dopo essere stati per un&#8217;ora e mezza nei panni (o meglio nelle penne!) di questi volatili durante il loro faticoso viaggio.</p>
<p style="text-align: left;">I ragazzi mi hanno lasciato una serie di altre domande, per esempio come si chiamino alcuni strani pellicani che si vedono sul film, ma per ora guardate il nuovo filmato: il signore che guida l&#8217;ultraleggero è proprio Christian Moullec a spasso con le nostre amiche, e una stupenda frase del regista del film.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="500" height="400" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=8894685&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="400" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=8894685&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: right;">&#8220;Niente sarà più inumano di un mondo di soli umani&#8221; (Jacques Perrin)</p>
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